Mons. Elio Venier

L’Arciconfraternita di Sant’Eligio de’ Ferrari in Roma
partecipa la pia morte del sacerdote romano
Mons. Elio Venier
03/08/1916 - 19/06/2011
Protonotario Apostolico
Canonico di Santa Maria Maggiore
Rettore e Primicerio di S. Eligio de’ Ferrari
Dal 1953 al 1987 Officiale del Vicariato di Roma
Direttore dell’Ufficio diocesano e del Lazio
Per la Stampa e le Comunicazioni Sociali
per 35 anni Consulente Ecclesiastico
dei Giornalisti Cattolici UCSI
Ordinato sacerdote il 3 febbraio 1940, Viceparroco alla Parrocchia di Santa Maria Madre della Provvidenza a Donna Olimpia, negli anni cruciali della guerra in cui esercitò con il Parroco Don Fernando Volpino l’ospitalità a parecchie famiglie di Ebrei, dal 1948 insegnante al Seminario Minore, alla Pontificia Università Lateranense e di Religione negli Istituti Superiori. Chiamato al Vicariato di Roma aveva organizzato la stampa diocesana e realizzato l’Ufficio diocesano delle Comunicazioni Sociali in applicazione dei decreti del Concilio Vaticano II, seguito a fianco di Mons. Fausto Vallainc nell’ufficio stampa.
I funerali, presieduti dal Card. Bernard Francis Law, sono stati celebrati nella Papale Basilica di Santa Maria Maggiore, mercoledì 22 giugno 2011.
Cinque anni fa, nella felice ricorrenza del suo 90° anno di vita, Mons. Venier offre il libro "Preti di Roma", dal quale possiamo leggere:
"Se guardo in faccia la morte… una voce, un sussurro di voce, mi viene come parola di Dio:
M’invita a gustare la morte perché è un convito stupendo che Egli dà in premio allo spirito libero:
si aprono le nozze di Dio.
Dove si consuma la cena interminabile:
il suo palazzo é mia dimora per sempre Con lui, Con tutti noi, con tutti gli amati"
In questa pagina pubblichiamo alcune poesie di Mons. Elio Venier al fine di stimolare sane riflessioni nei nostri lettori. Sono tratte principalmente dal libro "Dal cielo di Roma al verde della Carnia" che ha scritto per il suo 60. mo Sacerdotale.
Poesie di Mons. Elio Venier
| Ecco
l'Anno Santo del duemiIa
Il mio giubileo s'è aperto alle soglie Una ventata di gioia, scortata Fu come se l'umanità si fosse destata Mai spento sussulto dell'eterna lotta Piazza S. Pietro e Sala Nervi I bambini più belli Ma ci sarà qualcosa, Roma, Epifania del 2000
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All'ombra di un abete Corso. Camminato. Mangiato. Bevuto. Riso. Divertito. Risanato. Ora riposo sotto questo giovane abete ombroso, che disegna nel tenero azzurro le sue croci di verde oscuro. E nel dormiveglia rifletto alla sua dolcissima sorte, che non è altra, forse, che quella d'aver servito, un giorno e per l'eternità, ai sogni riposanti d'un figlio del Dio vivo. Dolaces, 25 agosto 1992 |
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Altrimenti che fede è? |
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Chiesetta alpina (Don Guerrino Bulfon) Sulle pagine aperte, come sul libro dell'arcobaleno umano, tutti i colori del cuore sono segnati da penne e calligrafie multiformi, intinte all'unico pozzo dell'imprevedibile vita. È la felicità della verde natura in questo suo ammanto di silenzi e d'aure refrigeranti. È il sogno delle cose attese o perdute, che chiedono alla preghiera qualche miracoloso intervento. È il segno di spenti dolori, che urgono leniti tra queste pareti di legno aromatico, che la Madonnina lieve addolcisce. Qui il cuore del buon don Guerrino, nel cinquantesimo di sacerdozio, realizzò il suo sogno di un spirituale ristoro, e palpita ancora come una fiammella, che mai ha perduto la sua luce di speranza Zoncolan, 21 agosto 1998 |
Suonate a festa tutte le campane Gli scarni vestiti della morte si sfaldano al chiaro della mia fede: nuda luminosità ella mi appare come una finestra sull'infinito che invoco. Partirò come chi saluta un amico, amato e sofferto amico, fratello di sangue e d'ideale. Senza rancore partirò, anche se l'amico mi ha spesso tradito inconsapevole, e pianto versammo insieme sulle ferite deluse. Suonate a festa tutte le campane. Limiti azzurri non saranno alle mie ore di pena. Vorrò che i trilli degli scampanii come processioni di foglie immacolate m'accompagnino alla sagra della mia pace e fiori bianchi sulla tomba cadano, lacrime di rimpianto, vissuta espiazione. Dalla carne l'angelo che emigra finalmente sarà l'io che abbisogno: oh, suonatemi a festa tutte le campane... (ripresa dal mio volume "A ritroso" - "Una vita una poesia", del lontano 1947) |
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Natale Non per me
ghirlande d'angeli non vapori
caldi di pastori non strascichi
di magi che riversano e a tutti
nell'attimo sacro A me basta un
semplice altare Ad uno ad uno
io dispenso Mons. Elio Venier 1991
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